Pietà Signore, rigeneraci con la tua parola

Abbiamo iniziato questa Santa Eucaristia cantando insieme “kyrie eleison, Signore abbi pietà di noi”; ed è questo il sentimento che dobbiamo far crescere nel nostro cuore, il Signore deve avere pietà di noi, perché noi non apprezziamo i doni che il Padre dei cieli ci fa.

Un grande dono c’è stato dato, la legge di Dio, per cui Mosè dice al suo popolo, non c’è un popolo più intelligente e più saggio di noi perché noi possediamo la legge e sentiamo che il Signore è vicino a noi: questo diceva Mosè.
I farisei, gli scribi, hanno invece trasformato il precetto dell’amore di Dio in lavatura di mani e di bicchieri e di stoviglie; tutte cose che non cambiano l’uomo ma rischiano di deformare il dono che Dio ci dona in tutte le cose.

Anche oggi assistiamo a quanto sta avvenendo nel mondo, ma perché? Perché non si mette in pratica la parola di Dio, non si vuole ascoltare la legge di Dio che ci dice, siamo tutti quanti fratelli, che tutti dobbiamo volerci bene come lui ci vuole bene; e lo ascoltiamo tante volte ma non lo mettiamo in pratica: ecco perché il Signore deve avere pietà di noi.

Avviciniamoci all’altare, avremo la fortuna non solamente di sentire vicino il Signore perché lo invochiamo; lì il Signore lo possiamo avere nel nostro cuore; lui deve rigenerare il nostro spirito non basta all’esterno dell’uomo, ma è l’interno dell’uomo che deve essere rigenerato ed è solo per opera di Dio.

Abbi pietà di noi Signore, rigeneraci con la tua parola.


(dall'omelia della Santa Messa Capitolare del 29.8.2021, celebrata nella Basilica Cattedrale di Amalfi, dal canonico don Luigi Colavolpe)

Lasciamoci contagiare dalla Fede

Carissimi, la Comunità ecclesiale di Amalfi, oggi, fa memoria del patrocinio dell’Apostolo Andrea; mentre il 30 novembre festeggiamo, con tutta la Chiesa il martirio dell’Apostolo, il dies natalis, l’ingresso nella gloria, quella di oggi, è una festa che commemora la celeste protezione di Sant’Andrea, che liberò Amalfi dall’incursione saracena del pirata detto il Barbarossa, nella notte tra il 26 e il 27 giugno del 1544.
Contemplando la figura di sant’Andrea, primo chiamato, vogliamo lasciarci contagiare dalla sua fede, dalla sua amicizia per Cristo, dalla sua testimonianza eroica e vogliamo imparare da lui ad essere discepoli missionari e apostoli ardenti.

Il Vangelo di Marco, ci richiama alla fede e presenta due miracoli operati da Gesù: la resurrezione della figlioletta di Giàiro e la guarigione di una donna sofferente di emorragia. Sono due miracoli che affermano la vittoria di Gesù sulla malattia e sulla morte. È Cristo il medico delle anime e dei corpi. Quando abbiamo qualche difficoltà, quando sembra che il Signore non voglia intervenire, quando non vediamo la soluzione di un problema, dobbiamo ascoltare Gesù che ci dice: “Non temere, continua solo ad aver fede”. Gesù ci invita alla perseveranza. Le difficoltà devono essere occasioni di progresso nella fede e non di rinuncia alla fede ed alla speranza.

I due episodi miracolosi raccontati dal Vangelo di Marco ci invitano a maturare nella fede. Gesù premia la fede: “la tua fede ti ha salvata. Non temere, abbi fede.” Anche la nostra fede possa crescere e dare senso pieno alla nostra vita.
Dall’Apostolo Andrea, vogliamo imparare ad essere autentici discepoli e metterci con attenzione e con fede alla scuola di Gesù. Vogliamo lasciarci illuminare, convertire e plasmare dal Vangelo, accoglierlo come norma della nostra vita e viverlo ogni giorno.
L’apostolo Andrea ci contagi con la sua testimonianza e ci ottenga la grazia di essere veri discepoli di Cristo, disposti a seguirlo e ad annunciarlo ai fratelli, ma fino a quando non c’è un vero innamoramento del cuore per lui, noi facciamo delle pratiche religiose, dei riti, ma non saremo capaci di lasciare tutto e dare la vita per lui.
L’apostolo Andrea ci ottenga il dono di numerose e sante vocazioni: giovani generosi disposti a lavorare per il regno di Dio.
L’apostolo Andrea ci accompagni nel cammino e ci ottenga grazia e benedizione per tutti. Amen.

(dall'omelia di Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Orazio Soricelli, nella festa del Patrocinio di Sant'Andrea Apostolo del 27.6.2021)

Dio è con noi

Carissimi oggi celebriamo il Corpus Domini, cioè la festa del corpo e del sangue del Signore che ci invita a meditare sul significato di questo meraviglioso dono e realizzare una vita eucaristica.
Le letture bibliche ascoltate ci offrono dei preziosi spunti di riflessione per comprendere un poco meglio il mistero dell’eucaristia. Nella Solennità del corpus domini rinnoviamo la nostra professione di fede nel Cristo vivo e presente nell’eucaristia, ringraziamo il Signore per questo mirabile dono del suo amore; chiediamo perdono per la nostra superficialità, per la nostra indifferenza e proponiamoci di partecipare frequentemente, fruttuosamente, devotamente, alla santa messa in modo particolare a quella domenicale per ricevere convenientemente, cioè con animo puro, il corpo e il sangue del Signore.
Ringraziamo Gesù non solo perché si è incarnato per la nostra salvezza ma nella Santa Eucaristia continua ad essere il Dio con noi, il Dio vicino, perché si è fatto cibo, nutrimento, donandoci la sua stessa vita e ci sostiene ed incoraggia nel cammino.
Signore Gesù aiutaci a comprendere il mistero del tuo ineffabili amore perché senza di te non possiamo vivere pienamente; fa che ci nutriamo di te per rimanere con te e vivere per te; rendici attenti, accoglienti, generosi, solidali, verso i nostri fratelli e sorelle; insegnaci a diventare persone che sanno rendere grazie e diventare come del pane spezzato e condiviso.
La vergine Maria tabernacolo vivente della presenza divina, ci ottenga di accogliere il Signore nel nostro cuore e di portarlo ai nostri fratelli. Amen

Dall’omelia di S.E. Mons. Arc. Orazio Soricelli, nella Solennità del Corpus Domini celebrata nella basilica Cattedrale di Amalfi

Superiamo le difficoltà non isolandoci

Carissimi confratelli presbiteri diaconi, carissimi fratelli e sorelle consacrati nella vita religiosa, seminaristi fratelli e sorelle della nostra madre Chiesa diocesana ci ritroviamo oggi nella nostra Cattedrale, cuore della Chiesa diocesana, per la celebrazione della Messa Crismale, epifania dell’unità della Chiesa locale radunata attorno al pastore e viviamo questa liturgia sentendoci uniti alla cattolicità e all’universalità della Chiesa.

Ogni anno nella Messa Crismale il profeta Isaia ci ricorda la missione affidataci: il Signore mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati ad consolare tutti gli afflitti.
La missione di Cristo di portare in me l’annuncio del Vangelo è affidata anche a noi pasqua del Signore, sopra di noi ci ha consacrato con l’unzione ci ha inviati a portare il lieto messaggio.

Preghiamo per i nostri seminaristi che si stanno formando in seminario e per quelli che il Signore sta chiamando perché possano discernere nella sua voce e rispondere generosamente; la nostra preghiera raggiunga i missionari e missionarie, religiosi, religiose e laici che annunciano il vangelo e testimoniano l’amore del Signore oltre i confini della nostra penisola.
Motivo di grande gioia per la nostra Chiesa diocesana è l’apertura della causa di beatificazione di Monsignor Ercolano Marini, Arcivescovo di Amalfi dal 1915 al 1945. Questa mattina presso la cripta di sant’Andrea hanno prestato il giuramento alcuni esperti che avranno il compito di esaminare le opere pubblicate dal compianto presule: il Signore glorifichi il suo servo fedele.
Carissimi sacerdoti diamo il meglio di noi stessi, con l’aiuto del Signore superiamo le difficoltà cerchiamo di non isolarci ma di vivere la fraternità e la comunione, voi cari fratelli e sorelle laici partecipate attivamente alla vita delle parrocchie non da spettatori ma da protagonisti responsabili. Il dono ineffabile dello Spirito Santo possa effondersi abbondantemente su ciascuno di noi e di infiammarsi con il suo amore.

La Vergine Santissima sposa dello Spirito, l’Apostolo Andrea, il Vescovo Sant’Adiutore ci ottengano di sperimentare una rinnovata Pentecoste.

dall'omelia della Santa Messa Crismale celebrata il 22.5.2021 nella Basilica Cattedrale di Amalfi da S.Ecc.za Rev. Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi e Cava de' Tirreni

Dio è la sorgente dell’Amore

La chiesa di Amalfi – Cava de’ Tirreni fa memoria della traslazione delle reliquie dell’Apostolo Andrea da Costantinopoli ad Amalfi. Le preziose reliquie furono custodite dapprima in un luogo segreto e poi furono collocate solennemente nella Cripta della Cattedrale l’8 maggio del 1208; un evento significativo che ha segnato indelebilmente la vita e la storia della nostra città.

La memoria grata deve trasformarsi nell’impegno nel presente a testimonianza di fede, di sequela, di annuncio missionario fino al martirio dell’apostolo Andrea e sospingerci ad essere cristiani non solo credenti ma anche credibili. La fede deve manifestarsi nelle opere, nell’impegno ecclesiale, nella preghiera, nell’ascolto, nell’annuncio della parola e nella testimonianza della carità.

Purtroppo la pandemia causata dal coronavirus ha marcato anche le nostre espressioni di fede, questo tempo sospeso ci ha costretti a fermarci, riflettere a discernere tra le cose essenziali e quelle secondarie, forse anche a purificare a potare alcune manifestazioni di pietà popolare. La storia insegna che i momenti difficili di crisi oltre al disagio e alla sofferenza, presentano anche dei risvolti positivi di crescita e di maturazione ed è forte in noi il desiderio di tornare al più presto a tempi più sereni senza l’angoscia per la salute; questo è possibile ed è auspicabile ma non sarà più tutto come prima, la storia va avanti dobbiamo imparare a fare i conti non solo con la presente ma anche con altre probabili emergenze.

La liturgia di oggi e la bibbia ci rivelano che Dio è amore ed è questa la definizione più bella di Dio e il suo amore si è manifestato con la venuta di suo figlio nel mondo, non siamo stati noi ad amare Dio ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Dio è la sorgente dell’amore, Dio è generosità assoluta e benevolenza infinita, noi siamo amati da Gesù e abbiamo il dovere di amare come lui ci ha amati.

In questo mese di maggio dedicato alla Madonna noi vogliamo camminare nel segno di Maria e nel segno di Andrea, vogliamo metterci come discepoli alla sequela per imparare dalla vergine Maria. A Sant’Andrea vogliamo raccomandare la fine della pandemia che ha portato sconvolgimenti e morte sul nostro pianeta la chiusura delle attività turistiche commerciali vitali per l’economia e la vita del nostro territorio, ha creato dure sofferenze: come comunità ecclesiale vogliamo stare vicini alle famiglie che hanno sofferto maggiormente il disagio della pandemia.

dall’omelia della Messa Pontificale del 8.5.2021 memoria della Traslazione delle Reliquie di S. Andrea Apostolo, celebrata da S.E. Mons. Arc. Orazio Soricelli

Amate con i fatti e la verità

Ho notato all’inizio della celebrazione un nonnino circondato dai suoi nipotini e quest’immagine mi ha accompagnato nel riflettere sul vangelo di oggi da cui ci viene una domanda che ci deve responsabilizzare a non amare con la lingua e con le parole ma con i fatti e la verità.

Siamo circondati da tante persone ma il nostro prossimo come dobbiamo amarlo?

La risposta ci viene appunto dal vangelo, dobbiamo dare loro i frutti che lo Spirito Santo fa germogliare sui nostri tralci: è questa la nostra responsabilità nello stare con gli altri. Questo senso di responsabilità ci deve far gustare il mistero che adesso stiamo celebrando nello stare insieme.

Qui c’è la Santissima Trinità in mezzo a noi, perché il padre è l’agricoltore di questa vigna, ci sta guardando in questo momento e ci guarda con compiacenza perché San Giovanni ci ha detto che siamo figli suoi e ci guarda con tenerezza come un papà. Qui tra noi c’è suo figlio Gesù che è la vite, desideroso solamente che noi rimaniamo uniti a lui perché possiamo portare i frutti buoni agli altri. Qui c’è lo Spirito Santo la linfa che rende fecondi i nostri tralci. Siamo in compagnia della Santissima Trinità, allora vogliamo dare la nostra lode, i nostri ringraziamenti perché essi desiderano che noi amiamo con i fatti e la verità.

(dall’omelia della Messa Capitolare del 2 maggio 2021 celebrata dal canonico don Luigi Colavolpe)

Signore apri la nostra mente alle scritture

Gustiamo il mistero che stiamo vivendo, Cristo in persona è tra noi, non è un fantasma è il vivente il risorto e viene per incontrarci: che cosa vogliamo chiedergli? Prima di tutto chiediamo a lui che ci riempia di stupore, perché dobbiamo passare dalla tristezza dei discepoli di Emmaus, alla gioia che provavano nel rendersi conto che Gesù era vivo e presente in mezzo a loro nello spezzare il pane.
Anche noi tante volte siamo pieni di tristezza ma non possiamo rimanere tristi dinanzi ai nostri problemi, dobbiamo aprire il nostro cuore alla gioia; non possiamo rimanere prigionieri dei nostri dubbi, delle nostre paure, dobbiamo passare allo stupore.

Dio ci insegue sempre, ma noi siamo come i discepoli di Emmaus, sempre in fuga, ma egli ci viene a raggiungere nei momenti più impensabili e ci dice, toccami, guardami, io sono il tuo redentore il tuo salvatore aggrappati a me.

Andiamo incontro a lui e chiediamo al Signore, apri la nostra mente alle scritture, alla parola che tu ogni domenica ci suggerisci; apri la nostra mente alle scritture, riempi il nostro cuore della tua gioia, così sul nostro volto può risplendere la tua luce.

dall'omelia della Messa Capitolare della III Domenica di Pasqua, celebrata nella Basilica Cattedrale di Amalfi dal canonico don Luigi Colavolpe.

La Risurrezione di Cristo non è una favola

S.E. Orazio Soricelli Arcivescovo di Amalfi – Cava de’ Tirreni

Cristo mia speranza è risorto, sì ne siamo certi, Cristo è davvero risorto, il Signore della vita era morto ma ora vivo trionfa.
Carissimi fratelli e sorelle questo è l’annuncio gioioso che oggi risuona nella chiesa e ci apre al futuro, perché noi non crediamo e seguiamo un morto, ma un vivente.
Cristo risorto non è un personaggio del passato ma è glorioso e se vogliamo possiamo incontrarlo e relazionarci con lui, fare esperienza dell’incontro con lui e sentirlo presente: è lui che ci dice parole di consolazione e di speranza; è lui che riscalda il nostro cuore.

La risurrezione di Cristo non è un mito, una bella favola o una dottrina teologica, oggi siamo invitati a rinnovare la nostra fede nella risurrezione; senza resurrezione la nostra esistenza finirebbe nel nulla, nell’oscurità. Maria Maddalena andò al sepolcro quando era ancora buio avvolta nell’oscurità ma poi il giorno progressivamente s’illuminò come accade ai discepoli i quali non subito compresero le scritture e che cioè doveva risorgere. Anche noi in quest’ultimo anno segnato dalla pandemia siamo stati nell’oscurità, nell’incertezza, spesso chiusi in casa preoccupati per paura del contagio, distanziati anche dai nostri cari sospettosi delle persone incontrate, angosciati per la morte di migliaia di persone spesso decedute senza una carezza o un sorriso ed ancora ci preoccupa l’incertezza del futuro: quando usciremo dal tunnel ritorneremo alla vita normale?

Carissimi, le parole ascoltate i gesti e la gioia sperimentata in questo giorno santo devono colmare il nostro cuore ed essere comunicati e trasmessi a tutti quelli che incontriamo devono spingerci a diventare testimoni di Gesù. Contempliamo il Risorto apriamo a lui il nostro cuore, lasciamoci affascinare e contagiare dalla sua gioia, dal suo amore e diventare suoi appassionati testimoni.
La luce di Cristo risorto allontana le tenebre dell’oscurità e tristezze e le preoccupazioni e inonda di speranza la nostra vita. Santa Pasqua e resurrezione a tutti. Amen.

dall’omelia della Mesa di Pasqua di Risurrezione 2021, celebrata nella Basilica Cattedrale di Amalfi da S. E. Mons. Arc. Orazio Soricelli

La croce cattedra di Cristo

La liturgia della Domenica delle Palme e della Passione del Signore unisce insieme la commemorazione dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e l’annuncio della sua passione, un omaggio a Cristo nostro Signore.

Il racconto della passione invita a riflettere sulla vicenda di alcuni personaggi della narrazione con tutto il loro carico di coraggio e di codardia, di fedeltà e di tradimento, di coerenza e di contraddizione, di amore e di odio. Significative sono le figure di Giuda e di Pietro, entrambe dei dodici: l’uno tradisce l’altro rinnega; l’uno passa dalla parte degli oppositori, l’altro rivela tutta la sua fragilità. In Giuda riconosciamo il traditore in potenza che è in ciascuno di noi. In Pietro le nostre paure, le nostre debolezze e la poca fede; ci sono altri personaggi minori la donna di Betania che unge Gesù con olio profumato; Simone il cireneo che aiuta a portare la croce; il centurione che riconosce Gesù figlio di dio; le donne che stavano ad osservare tra le quali c’è Maria Maddalena, Giuseppe d’Arimatea che lo ha deposto nel sepolcro.

Carissimi, fratelli e sorelle, anche noi siamo chiamati a vivere santamente questi giorni ringraziamo il Signore Gesù per la suprema testimonianza di amore; nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per le persone che ama; dalla croce s’impara come si ama in modo gratuito e totale, non ci si sente mai soli, mai abbandonati e ancora s’impara a compiere la sua volontà consegnando la propria vita nelle sue mani. La croce cattedra di Cristo insegna a perdonare sempre; dalla croce si riceve il dono della madre di Dio da accogliere e custodire nella propria vita; dalla croce si riceve la certezza che saremo con lui in paradiso.

Chiediamo perdono per i nostri peccati, le nostre ingratitudini e per le offese al suo amore, meditiamo, contempliamo, riviviamo nella liturgia i santi misteri della passione morte e resurrezione del Signore per risorgere con lui a vita nuova: Pasqua sia un vero passaggio ad una vita trasfigurata dalla presenza del Signore, il ramoscello d’ulivo benedetto sia segno di pace e di riconciliazione.

A tutti auguro, buona settimana santa.

Dall’omelia della Messa Pontificale prefestiva della Domenica delle Palme, celebrata da S.E. Mons. Arc. Orazio Soricelli, nella Basilica Cattedrale di Amalfi il 27 marzo 2021.

Dio cosa ha fatto per noi?

La parola di Dio che c’è stata annunziata, ci vuole riempire di gioia, ma per accogliere questa gioia dobbiamo ricordare i benefici che lui ci ha fatto: ma cosa Dio ha fatto per noi?
Tre doni ci vengono ricordati, ma ce ne sono tanti altri, ognuno di noi conosce quello che ha ricevuto da Dio.

Il primo dono è stato annunciato da Cristo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito e questo figlio unigenito adesso è qui, con noi; c’è lo dona questo suo figlio non per condannarci ma perché in noi ci sia la vita eterna.”

Il secondo dopo è il dono del castigo. Oggi c’è il coronavirus che ci sta un umiliando, è un castigo di Dio, che come un papà ci corregge mandandoci questi segni. Come capitò al popolo d’Israele nel deserto quando furono assaliti dai serpenti; come capitò allo stesso popolo quando fu deportato a babilonia. Dio punì il suo popolo perché lo voleva correggere e si corregge solamente quando si ama, e il popolo tornato in patria poté uscire al grido di gioia che abbiamo ripetuto nel salmo che abbiamo recitato insieme.

Il terzo dono, noi che eravamo morti siamo risorti, non siamo fatti per essere vittime della morte, dobbiamo risorgere già in vita, ad una vita più bella poi risorgeremo quando saremo avvolti dalla gloria di Cristo e la grazia di Dio che ci fanno risorgere.

dall’omelia della Santa Messa Capitolare del 14 marzo 2021, nella IV Domenica di Quaresima, celebrata dalla Basilica cattedrale di Amalfi dal canonico don Luigi Colavolpe

Ecco i doni che oggi devono riempire il nostro cuore, ma perché questo avvenga dobbiamo tornare a Dio, dobbiamo convertirci, non aspettiamo domani, facciamo nascere questo desiderio adesso, a contatto con Cristo, andiamo da lui e a lui con tutto il cuore diciamo: “Signore ricordando tutto quello che hai fatto per me adesso, fammi sentire la gioia della tua presenza, la gioia della tua grazia”.

Siamo tutti chiamati a diventare Santi

Stamattina siamo entrati qui in chiesa ed abbiamo ascoltato le parole dell’esodo: onora tuo padre e tua madre; non uccidere; non commettere adulterio; non ruberai. Dinanzi a questa parola possiamo forse aver detto, non ho bisogno di convertirmi perché grazie a Dio non ho ammazzato nessuno e non ho rubato. Il Signore non si accontenta di questo e ci ha dato queste regole solamente per essere uomini e non animali, ma dal momento che Gesù si è messo sulla croce per noi l’uomo non può accontentarsi di essere uomo, deve diventare santo.

L’altra bella notizia che sta al centro del vangelo di oggi: distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere.
San Giovanni che ebbe la fortuna di vedere Gesù risorto e quindi credette in lui, ce l’ha detto nel vangelo, chiosa, questa espressione di Gesù e dice: ma egli parlava del tempio del tempio del suo corpo.

Il corpo di Gesù e il tempio di Dio perché lui era Dio ma anche il mio corpo, anche il vostro corpo è diventato tempio di Dio, è questa la bella notizia: Dio abita nel cuore dell’uomo e lo trasforma, è lui che vive dentro di noi; è lui che nelle tempeste della vita fa tornare il sereno; è lui che ci aiuta ad accogliere la croce di ogni giorno; è lui che ci spinge a donarci agli altri.
Ecco perché è bello ricevere l’eucaristia nelle nostre mani, perché Dio si affida al corpo nostro e noi lo portiamo con noi nelle cose della vita.

Andiamo incontro a Gesù e ripetiamogli: “Signore tu veramente hai parole di vita eterna.”

dall’omelia della Santa Messa Capitolare della III Domenica di Quaresima, celebrata nella Basilica Cattedrale di Amalfi dal canonico don Luigi Colavolpe.

La terra dei viventi è il luogo della prova

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi”, che bell’insegnamento ci ha affidato la liturgia di oggi, camminare alla presenza del Signore nella terra dei viventi; perché la terra dei viventi è il luogo della prova, come fu il luogo della prova per Abramo che ebbe fiducia in Dio e fu salvato.

La realtà della vita in cui siamo immersi è una realtà piena di sofferenze, di preoccupazioni, di difficoltà, è il luogo della prova e noi dobbiamo stare su questa terra dei viventi, restando fedeli a Dio: ma come è difficile restare fedeli a Dio in mezzo alle difficoltà della vita. Abbiamo bisogno anche noi di salire su di una montagna come fece Gesù con i suoi discepoli, Gesù li portò lassù, quei discepoli dovevano poi stargli vicino nell’orto degli ulivi, gli stessi discepoli che lo avrebbero visto sudare sangue per la preoccupazione; gli stessi discepoli che portò lassù per vedere lo splendore del suo volto.

Noi non possiamo camminare nella terra dei viventi se non saliamo su questo monte che è l’altare dove il Signore mostra ai nostri cuori lo splendore del suo volto. Com’è bella l’espressione del vangelo quando dice che i discepoli prima rimasero spaventati, lo spavento fa parte della nostra vita, prima si spaventavano, ma poi dopo essere avvolti nella nube dello Spirito Santo, dopo aver ascoltato la voce del Padre, non videro più nessuno se non Gesù solo, e Gesù era con loro.

Ecco colui che dà fiducia a noi nelle difficoltà: lui solo è con noi. Andiamo incontro a lui in questa santa eucarestia e a lui con tutto il cuore diciamo: Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi.

dall’omelia della Santa Messa Capitolare del 28.02.2021, II Domenica di Quaresima, celebrata nella Basilica Cattedrale di Amalfi dal canonico don Luigi Colavolpe.

Categoria: Omelie

Pietà Signore, rigeneraci con la tua parola

Un grande dono c’è stato dato, la legge di Dio, per cui Mosè dice al suo popolo, non c’è un popolo più intelligente e più saggio di noi perché noi possediamo la legge e sentiamo che il Signore è vicino a noi: questo diceva Mosè.
I farisei, gli scribi, hanno invece trasformato il precetto dell’amore di Dio in lavatura di mani e di bicchieri e di stoviglie; tutte cose che non cambiano l’uomo ma rischiano di deformare il dono che Dio ci dona in tutte le cose.

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Lasciamoci contagiare dalla Fede

L’apostolo Andrea ci contagi con la sua testimonianza e ci ottenga la grazia di essere veri discepoli di Cristo, disposti a seguirlo e ad annunciarlo ai fratelli, ma fino a quando non c’è un vero innamoramento del cuore per lui, noi facciamo delle pratiche religiose, dei riti, ma non saremo capaci di lasciare tutto e dare la vita per lui.
L’apostolo Andrea ci ottenga il dono di numerose e sante vocazioni: giovani generosi disposti a lavorare per il regno di Dio.
L’apostolo Andrea ci accompagni nel cammino e ci ottenga grazia e benedizione per tutti. Amen.

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Dio è con noi

Signore Gesù aiutaci a comprendere il mistero del tuo ineffabili amore perché senza di te non possiamo vivere pienamente; fa che ci nutriamo di te per rimanere con te e vivere per te; rendici attenti, accoglienti, generosi, solidali, verso i nostri fratelli e sorelle; insegnaci a diventare persone che sanno rendere grazie e diventare come del pane spezzato e condiviso.

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Superiamo le difficoltà non isolandoci

Carissimi confratelli presbiteri diaconi carissimi fratelli e sorelle consacrati nella vita religiosa seminaristi fratelli e sorelle della nostra madre Chiesa diocesana ci ritroviamo oggi nella nostra Cattedrale cuore della Chiesa diocesana per la celebrazione della Messa Crismale, epifania dell’unità della Chiesa locale radunata attorno al pastore e viviamo questa liturgia sentendoci uniti alla cattolicità e all’universalità della Chiesa.

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Dio è la sorgente dell’Amore

La liturgia di oggi e la bibbia ci rivelano che Dio è amore ed è questa la definizione più bella di dio e il suo amore si è manifestato con la venuta di suo figlio nel mondo, non siamo stati noi ad amare dio ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Dio è la sorgente dell’amore, Dio è generosità assoluta e benevolenza infinita, noi siamo amati da Gesù e abbiamo il dovere di amare come lui ci amati.

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Amate con i fatti e la verità

La risposta ci viene appunto dal vangelo, dobbiamo dare loro i frutti che lo Spirito Santo fa germogliare sui nostri tralci: è questa la nostra responsabilità nello stare con gli altri. Questo senso di responsabilità ci deve far gustare il mistero che adesso stiamo celebrando nello stare insieme.

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Signore apri la nostra mente alle scritture

Dio ci insegue sempre, ma noi siamo come i discepoli di Emmaus, sempre in fuga, ma egli ci viene a raggiungere nei momenti più impensabili e ci dice, toccami, guardami, io sono il tuo redentore il tuo salvatore aggrappati a me.
Andiamo incontro a lui e chiediamo al Signore, apri la nostra mente alle scritture, alla parola che tu ogni domenica ci suggerisci; apri la nostra mente alle scritture, riempi il nostro cuore della tua gioia, così sul nostro volto può risplendere la tua luce.

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La Risurrezione di Cristo non è una favola

Cristo mia speranza è risorto, sì ne siamo certi, Cristo è davvero risorto, il Signore della vita era morto ma ora vivo trionfa.
Cristo risorto non è un personaggio del passato ma è glorioso e se vogliamo possiamo incontrarlo e relazionarci con lui, fare esperienza dell’incontro con lui e sentirlo presente: è lui che ci dice parole di consolazione e di speranza; è lui che riscalda il nostro cuore.

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La croce cattedra di Cristo

Chiediamo perdono per i nostri peccati, le nostre ingratitudini e per le offese al suo amore, meditiamo, contempliamo, riviviamo nella liturgia i santi misteri della passione morte e resurrezione del Signore per risorgere con lui a vita nuova: Pasqua sia un vero passaggio ad una vita trasfigurata dalla presenza del Signore, il ramoscello d’ulivo benedetto sia segno di pace e di riconciliazione.

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Dio cosa ha fatto per noi?

La parola di Dio che c’è stata annunziata, ci vuole riempire di gioia, ma per accogliere questa gioia dobbiamo ricordare i benefici che lui ci ha fatto: ma cosa Dio ha fatto per noi?
Tre doni ci vengono ricordati, ma ce ne sono tanti altri, ognuno di noi conosce quello che ha ricevuto da Dio.

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Siamo tutti chiamati a diventare Santi

Il corpo di Gesù e il tempio di Dio perché lui era Dio ma anche il mio corpo, anche il vostro corpo è diventato tempio di Dio, è questa la bella notizia: Dio abita nel cuore dell’uomo e lo trasforma, è lui che vive dentro di noi; è lui che nelle tempeste della vita fa tornare il sereno; è lui che ci aiuta ad accogliere la croce di ogni giorno; è lui che ci spinge a donarci agli altri.

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La terra dei viventi è il luogo della prova

Noi non possiamo camminare nella terra dei viventi se non saliamo su questo monte che è l’altare dove il Signore mostra ai nostri cuori lo splendore del suo volto. Com’è bella l’espressione del vangelo quando dice che i discepoli prima rimasero spaventati, lo spavento fa parte della nostra vita, prima si spaventavano, ma poi dopo essere avvolti nella nube dello Spirito Santo, dopo aver ascoltato la voce del Padre, non videro più nessuno se non Gesù solo, e Gesù era con loro.

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