Buon compleanno don Luigi

Il gruppo del CTC formula l’augurio sincero di buon compleanno al canonico don Luigi Colavolpe, sacerdote zelante della Santissima Trinità e della causa di beatificazione di Mons. Arc. Ercolano Marini; attento sostenitore delle attività del Centro Televisivo Cattedrale di Amalfi di cui è cofondatore, coordinatore e guida, morale e spirituale. AUGURI don Luigi il Signore custodisca il suo umile servo, in salute e santità.

Cristo vive negli occhi e nel cuore di chi ama

Quest’emozionante video di Angelo Anastasio è dedicato a tutti gli amalfitani nel mondo; a chi sa donare un sorriso; a quelli che credono nella forza del bene; al Santo Patrono Andrea che continui ad illuminare e proteggere la città di Amalfi. A tutti quelli che in un anno triste flagellato dalla pandemia hanno perso persone care, trapassate nelle braccia del Padre Eterno, che siano queste immagini di consolazione e giubilo per i loro cari, per la madre terra; diano speranza a te che guardi con occhi di un bambino, capolavoro di Dio. Il Paradiso è qui, Cristo è risorto e vive, perché il mondo vive negli occhi e nel cuore di chi ama.

#LacasadelSignoresialavostracasa

Le origini dell’Arciconfraternita dell’Addolorata

di Antonio Amatruda

Venerdì Santo prossimo si svolgerà normalmente l’Azione Liturgica, la principale celebrazione del giorno della Passione. Molti rimpiangeranno la processione di Gesù Morto, che per il secondo anno non potrà svolgersi a causa della pandemia.

Com’è noto la manifestazione è organizzata dall’Arciconfraternita dell’Addolorata. Per l’occasione piace tracciare un profilo delle origini del sodalizio. Origini tutt’altro che certe come emerge da diverse fonti inedite.

Secondo Matteo Camera fu fondata nel 1765. È quanto scrisse in una lettera in cui indicò le date di istituzione delle congreghe amalfitane. Matteo Camera è il principale storico cittadino. Non solo, ma egli fu anche confratello e priore dell’Addolorata, carica che ricoprì anche il padre. Elementi questi che dovrebbero deporre a favore della fondatezza di tale affermazione.

Tuttavia numerosi documenti dimostrano l’esistenza della congrega dell’Addolorata ben prima del 1765.

Due anni prima, nel 1763, I magnifici Ciro d’Afflitto e Francesco Pisani, deputati dal «Prefetto, officiali e confratelli» della «Venerabile Congregazione della Vergine Addolorata», stipulano il contratto di appalto per la costruzione dell’attuale chiesa.

Il documento, inedito e di notevole interesse anche per la storia della chiesa di Santa Maria Maggiore, sarà oggetto di apposito studio. Andando indietro nel tempo incontriamo il sodalizio in numerosi atti pubblici presenti nella serie dei protocolli notarili dell’Archivio di Stato di Salerno.

Nel 1753 il prefetto Felice di Stefano chiese licenza di poter costruire una nuova sepoltura per gli associati nella chiesa del Crocifisso, in prossimità della porta d’ingresso. La licenza fu concessa dal Capitolo a condizione che i confratelli intervenissero gratuitamente in occasione di funerali dei canonici vestiti di sacco e scapolare e recando lumi.

Tra il 1732 ed il 1735 allo scopo di non tenere «oziosa in cassa» la somma pervenuta dalle elemosine dei confratelli, il sodalizio concede due mutui ed acquista un credito, elementi da cui si evince una certa floridità economica. Nel 1732 il prefetto della «Congregazione della Beata Vergine de Sette Dolori» magnifico Matteo Anastasio, concede un mutuo di 30 carlini d’argento (precisamente una compravendita di beni con patto di retrovendita quandocumque: per il significato leggi qui a pag. 29), mutuo che verrà estinto nel 1747 sotto il prefetto Ferdinando Bonito. Un altro mutuo di 30 carlini è concesso nel 1735. In questo caso per conto della congrega si costituisce il magnifico Filippo Frezza. Infine nel 1733 è il cassiere del sodalizio, magnifico Nicola Alviggi, a versare 22 ducati in monete d’argento per l’acquisto di un credito.

Andando ancora più indietro nel tempo arriviamo al 1701, anno in cui il Capitolo della Cattedrale nominò Eddomadario il reverendo don Antonio Gambardella «Padre Spirituale della Congregazione della Beatissima Vergine dei Sette Dolori in questa Città.»

Fin qui i dati documentali certi. Dunque quando è sorto il sodalizio?

Ad oggi la data certa è ignota. Tuttavia un indizio ci è dato da quanto scrive l’arcivescovo Simplicio Caravita in una relazione ad limina cioè una relazione con cui i Vescovi comunicavano al Papa lo stato dell’Arcidiocesi e l’attività pastorale intrapresa.

Nel 1685 Caravita riferì che su sua iniziativa presso la chiesa di Santa Maria Maggiore erano stati istituiti due oratori, uno di chierici e l’altro di laici in cui si registrava assidua frequenza dei sacramenti e giovamento per le anime e dove ogni giorno era recitato il salterio mariano. Mons. Caravita era in diocesi da tre anni, pertanto la fondazione della Congregazione dell’Addolorata  è databile tra il 1682 e il 1685.

Non ci sono dubbi che in origine la sede della confraternita fosse Santa Maria Maggiore. Gli assensi della curia alla stipula degli atti che abbiamo visto specificano che la congregazione era eretta nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

Non deve trarre in inganno il termine usato, cioè oratorio e non congregazione o confraternita. Non bisogna credere cioè che con il termine oratorio « si intenda il luogo di riunione delle confraternite laicali mentre con il termine fraternita la riunione di persone. Anticamente invece il termine oratorio e il vocabolo fraternita quasi sempre anticamente rivestono lo stesso significato cioè sia il  luogo sacro che la riunione di persone che ivi si adunavano» ( G. Martini, Storia della confraternite). I termini oratorio congregazione e confraternita sono perciò tra loro sinonimi.  

In un manoscritto segnalato da Salvatore D’Amato (leggi qui) si riferisce che «per molti anni la chiesa suddetta (cioè Santa Maria Maggiore n. d. a.) se ne son serviti i Confratelli dell’Oratorio della Madre Santissima dei Sette dolori occupando prima la chiesa di sopra, poi quella di sotto per fare l’oratorio et esercitare atti divoti secondo le regole che da essi si osservano, numerandosi fra essi il numero di 600. Ma perché detta chiesa per li medesimi era angusta han stabilito edificare un’altra chiesa come infatti hanno cominciato ad edificare, come infatti cominciarono nel 1763 e infra due anni la hanno terminata che si vede accosto detta chiesa antica ove i confratelli fanno le loro funzioni, lasciando la vecchia chiesa».

L’anonimo autore delinea l’evoluzione della congrega che, dalla chiesa superiore di S. Maria Maggiore, si trasferì per ragioni di spazio nei locali ora intitolati Oratorio S. Filippo Neri che probabilmente comprendevano anche l’attiguo deposito. Inoltre  lo stesso antico sodalizio  dal 1765 si insediò nella nuova chiesa.

Nel 1777 la congrega chiese il regio assenso sulla  fondazione e sul nuovo statuto.

La richiesta venne formulata dall’assemblea degli iscritti, con a capo, si badi, Nicola Amendola nella qualità di prefetto. Invece nello statuto di cui si chiede l’approvazione finalmente è prevista la figura del priore. Il titolo di prefetto testimonia che ancora nel 1777 la congrega funzionava in base agli antichi statuti che appunto prevedevano al vertice tale figura e non il priore.

Tutte le cariche sociali del sodalizio prima delle modifiche apportate nel 1777 ci sono pervenute grazie alla delibera allegata alla richiesta del sepolcro in duomo. Gli ufficiali della confraternita erano: il Prefetto (all’epoca Felice di Stefano, antenato di Gaetano de Stefano, priore dal 1969 al 1980), il Primo Assistente (Domenico Lucibello), il Secondo Assistente (Domenico Amatrudo), sei Consultori (Ciro d’Afflitto, Filippo Bonito, Gennaro Milano, Francesco d’Ancora, il notaio Francesco Maria Cimini, Giuseppe di Pino), il Maestro di Cerimonie (Bartolomeo Gambardella), il Maestro dei Novizi (Francesco Amendola), l’Officiale infermiere (Gaetano Panza). Infine sempre dalla richiesta del regio assenso emerge un altro importante elemento: gli iscritti dichiarano che la loro confraternita è istituita da tempo immemorabile. Ciò è palesemente in contrasto con la data di fondazione di appena dodici anni precedente avanzata dal Camera.

In conclusione possiamo affermare, in base alla documentazione oggi disponibile, che nel 1765 fu inaugurata la nuova chiesa dell’Addolorata voluta dall’omonima congrega nata nella seconda metà del Seicento sulle ceneri dell’Oratorio dei padri filippini ad iniziativa dell’arcivescovo Simplicio Caravita. Sodalizio che, in uno con nuove regole, fu riconosciuto da Ferdinando IV nel 1777.

SS. Quarantore in Cattedrale

Preghiera e solidarietà umana e cristiana alla città di Amalfi e alla sua Chiesa

Anche l’Arcivescovo di Amalfi – Cava de’ Tirreni Mons. Orazio Soricelli ha voluto far giungere alla città e Chiesa di Amalfi la Sua vicinanza per i drammatici accadimenti relativi alla frana che ha interessato il quartiere Vagliendola.

In queste ore di ansia e preoccupazione – scrive il Pastore della Diocesi Amalfitana – Cavense – sono vicino con la preghiera e la solidarietà umana e cristiana alla città di Amalfi e alla sua Chiesa, ferita ancora una volta nel suo fragile territorio, e ai soccorritori nonché a quanti sono impegnati a ridare sicurezza e serenità alla nostra bella cittadina.

La tempestiva rete organizzativa, la generosità di tutti, rendono visibile l’anima collettiva della nostra città. Il mio pensiero – conclude Soricelli – va soprattutto a coloro che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni: possano ritrovare al più presto il necessario calore della loro casa. L’apostolo Andrea, nostro celeste patrono e il santo vescovo e martire Biagio, continuino ad intercedere e a vegliare su tutti noi.
+ Orazio Soricelli, Arcivescovo

Crollo strada Vagliendola, apprensione ad Amalfi

Un notizia che ha creato non poca apprensione alla comunità amalfitana, afflitta dal crollo di un tratto di strada pedonale del rione Vagliendola, dove tra l’altro è ubicata la chiesetta di San Biagio.
L’enorme quantità di materiale franato sulla Statale è motivo di preoccupazione ed apprensione per il traffico veicolare in essere in quelle ore.
Sono momenti di trepidazione e timore. Preoccupazioni anche per le abitazioni ed i suoi occupanti, per le famiglie tutte a cui vogliamo esprimere come gruppo del CTC la nostra vicinanza, solidarietà e comprensione, invitando tutti all’aiuto reciproco e alla preghiera.

O Santo Biagio di cui domani cade la tua ricorrenza liturgica: “O Glorioso San Biagio, che, con una breve preghiera, restituisce la perfetta sanità ad un bambino che per una spina di pesce attraversata nella gola stava per mandare l’ultimo anelito, ottenete a noi tutti la grazia di sperimentare l’efficacia del vostro patrocinio.”

Il ritrovamento del capo di S. Andrea

di Antonio Amatruda

Le reliquie del corpo di S. Andrea furono portate da Costantinopoli ad Amalfi nel 1208 dal Cardinale Pietro Capuano, legato pontificio al seguito della quarta crociata.
Non tutte furono collocate sotto l’altare maggiore della cripta. Alcune, tra cui il capo, vennero nascoste in un luogo segreto per evitare che potessero essere trafugate.
Le reliquie nascoste furono trovate una prima volta il 2 gennaio 1603 in occasione della trasformazione barocca della cripta voluta dai re di Spagna Filippo II e Filippo III. Di fronte all’altare si decise di costruire il coretto che oggi si vede eliminando l’antica sagrestia. Durante i lavori, otto palmi sotto terra (2,08 metri in quanto il palmo equivaleva a 26 cm) e 20 palmi dall’altare (5,20 metri) furono rinvenute nella cassa di marmo che oggi è murata nella parete della scala che conduce alla cripta con iscrizione Corpus S. Andreae Apostoli.

Venne redatto un verbale di ritrovamento in due copie sottoscritte dall’arcivescovo Giulio Rossini, dal sindaco Pompeo d’Alagno ed altri ecclesiastici e rappresentanti del governo cittadino. Una copia fu inserita nella cassa che sei giorni dopo venne di nuovo riposta nel coretto. L’altra copia fu conservata in Archivio. Il documento si concludeva con l’invito a chiunque avesse letto di non divulgare la notizia «affinché si eviti qualche furto di un tanto tesoro».

Il segreto comunque non fu mantenuto. Lo storico Francesco Pansa (1671 – 1718) nell’Istoria dell’antica repubblica d’Amalfi pubblicata postuma nel 1724 scrive che Pietro Capuano ripose metà delle reliquie sotto l’altare dove scaturisce la manna; l’altra metà con il capo nel muro del coro di fronte all’altare in un’arca marmorea coperta di un panno di seta rossa così ritrovata nel 1608 dai muratori che costruivano la nuova cripta per ordine dei re Filippo II e III. (reposuit illarum medietatem subtus altare, unde divinus liquor scatet, aliam vero medietatem cum capite reposuit in muro chori in cospectu altaris intus arcam marmoream serico rubeo coopertam, sic repertam in anno 1608, a muratoribus construentibus ordine Philippi II et III Sacellum, nova et regia forma).
La data del 1608 è sbagliata, non risulta che la cassa fu trovata avvolta in un panno di seta rossa ma tutto il resto è esatto.
Nel 1846 si approfittò dei lavori di sostituzione del pavimento della cripta per verificare la reale presenza di parte del corpo dell’Apostolo. Si doveva costruire una volta sotto al pavimento del coretto, probabilmente per eliminare avvallamenti. Il provicario generale dell’arcidiocesi Nicola Camera avvertì di sorvegliare le operazioni di scavo in quanto l’arcivescovo Mariano Bianco gli aveva «segretamente comunicato una carta antica, da più tempo presentatale riservatissimamente», cioè il verbale del 1603.
Com’è noto lo scavo ebbe esito felice. Individuato il sito, la cassa fu estratta a porte chiuse alle sette di sera del 28 gennaio 1846.
Il provicario Nicola Camera era già stato autore di una storia di S. Andrea nel 1830 e soprattutto era fratello di Matteo Camera che all’epoca era già uno storico affermato. Tuttavia questi non dà credito a Pansa di cui più volte evidenzia gli errori nella sua Istoria della città e Costiera di Amalfi del 1836.

Anche a molti anni di distanza dal ritrovamento, nelle Memorie storico diplomatiche del 1876, Camera non dà atto che quanto riferisce Pansa era vero, limitandosi ad affermare che «un’antica e costante tradizione tramandata di generazione in generazione e di poi avvalorata dalla nuova scoperta di un pubblico documento affermava l’esistenza della testa di S. Andrea in Amalfi giacente sotterra e discosta dal rimanente corpo».
Eppure le indicazioni di Pansa sono addirittura più precise.
Infatti il verbale del 1603 indica che la cassa fu ritrovata a 5,20 metri dall’altare, senza specificare dove fu riposta, lasciando intendere che fu rimessa nello stesso luogo. Ora, misurando dalla mensa 5,20 metri non si arriva al coretto ma ai banchi antistanti. E anche misurando dal gradino della balaustra si arriva in corrispondenza dell’esterno dell’arco, ben prima degli stalli.
Invece nel 1846 la cassa fu trovata in fondo al coretto, proprio nel muro del coro di fronte all’altare come riferisce Pansa.
Il capo da allora è esposto alla pubblica venerazione. La cassa di marmo fu murata nella parete della scala che conduce in cripta. Alcuni pochi frammenti furono trattenuti. Le altre ossa in una nuova cassa d’argento furono riposte lì dove furono ritrovate, in fondo al coro, dove il cardinale Pietro Capuano aveva deciso di celarle.

Fonti:

I verbali di ritrovamento del 1603 e del 1846 sono stati trascritti e pubblicati da D. Andrea Colavolpe, Amalfi e il suo Apostolo, Salerno 2001, pp. 233 ss.;

F. Pansa, Istoria dell’antica repubblica d’Amalfi, vol. I, p. 291

La notizia che le altre reliquie ritrovate nel 1846 furono rimesse sotto al coretto è in L’Apostolo S. Andrea e la Città di Amalfi, § 1, Circa la traslazione del Corpo del S. Apostolo, appendice al Sinodo De Dominicis pubblicato nel 1904, p. 190.

M. Camera, Memorie storico diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi, Salerno 1876, vol. I, p. 393.

Il ritrovamento del Capo di S. Andrea Apostolo

Il 28 gennaio prossimo ricorre il CLXXV anniversario del ritrovamento della reliquia de Capo dell’Apostolo Andrea ad Amalfi.
E’ una data che tutti gli Amalfitani conoscono bene. Accadde che alle ore una e tre quarti del 28 gennaio 1846, scavando sotto il coretto della cripta, fu rinvenuta a circa otto palmi sotto terra un’urna marmorea con sopra scolpita una croce e la seguente iscrizione: “Corpus Sancti Andreae Apostoli“.
Appena ritrovata, la suddetta cassetta di marmo, fu portata processionalmente nella sacrestia della Cattedrale e lì tenuta fino alla ricognizione avvenuta il 29 gennaio . Quando fu aperta, nell’urna vennero trovate numerose ossa fra cui la testa dell’Apostolo che oggi è custodita nella Cappella della riconciliazione ed è visibile in ogni momento dell’anno. Quello del 1846 fu il secondo ritrovamento del Capo. Infatti il primo avvenne il 2 gennaio 1603 sempre nel medesimo luogo a 395 anni dal suo nascondimento operato dai canonici amalfitani nel 1208, anno della Traslazione.

La Santa Messa Pontificale ed il rito della Manna in diretta streaming a partire dalle ore 18:30

Messa Pontificale e Reposizione Bambino Gesù

Alle ore 18:30 dalla Basilica Cattedrale di Amalfi, con la diretta streaming della Santa Messa Pontificale dell’Epifania del Signore celebrata da Sua Ecc.za Rev. Mons Orazio Soricelli, si chiude il Tempo del Natale.

Al termine della Messa ci sarà la Reposizione del Bambino Gesù.

La diretta sarà trasmessa anche su RTC 4Rete, al canale 654 del digitale terrestre.

Buon anno, Dio ci benedica e doni a noi la sua pace

In questo anno che volge al termine, caratterizzato dalla pandemia da Covid19, il desiderio di liberarsi del 2020 assume quasi una smania, un desiderio profondo, a mo’ di liberazione.

Noi vogliamo salutare il 2020, benedicendo il tempo che ci è stato donato ed abbiamo vissuto, pregando per quelli che non ci sono più e per quelli che soffrono anche a causa del coronavirus, ma vogliamo iniziare il 2021 benedicendo l’anno che ci lasciamo alle spalle.
La liturgia di stasera che trasmetteremo in diretta streaming dalle ore 18:30, presieduta da S.E. Rev. Mons. Orazio Soricelli, col Te Deum di ringraziamento, saluta un anno che ci ha indotto a riflettere sull’importanza delle relazioni umane e che siamo stati costretti a mettere da parte a causa dell’epidemia. Eppure, ci siamo accorti che la nostra società vive una povertà relazionale ancora più grave di quella causata dal virus. Il 2020 ci ha mostrato che il più bel regalo per gli altri, siamo noi e non le cose; e questo regalo non è in vendita nei negozi, ma si fa concreto con relazioni ricche di calore umano, gratuite, vive.
Regaliamo a noi e agli altri ciò che il 2020 ci ha privato: relazioni umane, proprie quelle che ci sono mancate, perché obbligati a distanziarci. Non hanno prezzo, ma esigono che tiriamo fuori il meglio di noi, perché ci fanno diventare migliori.

L’augurio è che possiamo tutti restituire tempo al cuore, e nel ricominciare da capo nel grande ciclo dell’anno e del tempo che ridiventa nuovo, così anche noi rivestiamoci di nuovo, ed impariamo a benedire, anche l’anno che se ne va e quello che viene. A benedire i fratelli, perché se impariamo a benedire, saremo più vicini al prossimo e a Dio.
Buon anno a tutti, Dio ci benedica e ci custodisca, illumini il nostro volto,
e ci dia tutta la sua pace
Pace a voi.

Amalfi Canta il Natale arrivederci al 2021

Amalfi Canta il Natale

Purtroppo anche Amalfi Canta in Natale, la rassegna dei cori polifonici organizzata annualmente nella Cattedrale di Amalfi e giunta alla XXVII edizione, ha dovuto soprassedere a causa del Covid19.
Un appuntamento imperdibile con l’atmosfera immancabile del Natale amalfitano che il Centro Televisivo Cattedrale ha sempre seguito e promosso. Tutto lo staff ed Enzo Alfieri, patron della rassegna, vi danno appuntamento al Natale 2021 per ritornare a cantare insieme il Natale del Signore.

“Cari amici, numerosi, in queste ore, sono i messaggi che ci arrivano sia dai cori che dai tanti affezionati per i quali la nostra Rassegna Corale rappresentava ormai un appuntamento immancabile della tradizione natalizia amalfitana! Questo è per noi motivo di grande soddisfazione perché segno che l’impegno e il lavoro di questi anni è apprezzato e condiviso. Mi viene in mente in questo momento quella famosa canzone dei Pooh “Chi fermerà la musica?”

Purtroppo ci ha pensato questo oscuro essere che si fa chiamare Covid19 che ha colpito in modo particolare il nostro settore, quello corale e musicale in genere. Ma se l’emergenza sanitaria non ci ha permesso quest’anno di ritrovarci insieme per “Cantare il Natale”, i nostri cuori e le nostre voci si uniscono virtualmente in un grande abbraccio per cantare la gioia che il Dio bambino ci dona e che nessuno potrà mai rubarci. Il nostro augurio è di ritrovarci il prossimo dicembre 2021 per ritornare a cantare insieme il nostro Natale! Auguri a voi e alle vostre famiglie per il nuovo anno che sta per iniziare che porti pace, serenità al mondo intero.

A presto rivederci!!!

Enzo Alfieri e lo staff di Amalfi Canta il Natale”

Preghiera alla Santa Famiglia

In un momento così difficile e al contempo Santo, come le festività del Natale sanno essere, ogni famiglia recuperi quelle relazioni forse rimaste in sospeso o tralasciate per tante ragioni affinché possa sempre più essere, sulla scia della famiglia di Nazareth, culla dove si custodiscono le virtù più belle della nostra vita relazionale e dove nascono i germogli di una società che certamente dovrà essere migliore. A tutti auguro di saper vivere questa festività segnata dall’incertezza con la pazienza e la speranza. San Giuseppe, l’uomo di fede, il giusto chiamato a prendersi cura del Bambino e di sua Madre, cui il Santo Padre ha dedicato il nuovo anno, interceda per tutte le famiglie, ci doni la capacità di vivere questo tempo con fede e responsabilità, facendo tutti la nostra parte. Vi saluto e vi assicuro la mia preghiera. Giunga a tutte voi, care famiglie, la mia paterna benedizione e il mio fraterno abbraccio.

PADRE ORAZIO SORICELLI

PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA

Gesù, Maria e Giuseppe a voi, Santa Famiglia di Nazareth, oggi, volgiamo lo sguardo con ammirazione e confidenza; in voi contempliamo la bellezza della comunione nell’amore vero; a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie, perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.

Santa Famiglia di Nazareth, scuola attraente del santo Vangelo: insegnaci a imitare le tue virtù con una saggia disciplina spirituale, donaci lo sguardo limpido che sa riconoscere l’opera della Provvidenza nelle realtà quotidiane della vita.

Santa Famiglia di Nazareth, custode fedele del mistero della salvezza: fa’ rinascere in noi la stima del silenzio, rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera e trasformale in piccole Chiese domestiche, rinnova il desiderio della santità, sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione, dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.

Santa Famiglia di Nazareth, ridesta nella nostra società la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, bene inestimabile e insostituibile. Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace per i bambini e per gli anziani, per chi è malato e solo, per chi è povero e bisognoso.

Gesù, Maria e Giuseppe voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.

(Papa Francesco)

Categoria: Notizie

Buon compleanno don Luigi

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