Sinodo: una Chiesa all’ascolto

Carissimi fratelli e sorelle, dopo la solenne celebrazione dell’apertura del cammino sinodale, presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro in Vaticano, domenica scorsa, 10 ottobre, ora tutte le Chiese del mondo danno l’avvio al cammino, a livello diocesano.

Non siamo soli, ma uniti a tanti fratelli e sorelle sparsi sul nostro pianeta, con l’unico intento di fare esperienza sinodale, cioè di “camminare insieme”.

Infatti la parola “sinodo”, significa “camminare insieme”, camminare sulla stessa strada.

Negli anni trascorsi, con la guida dell’equipe di Mondo Migliore, abbiamo già cercato, in qualche modo, di camminare insieme.

 Adesso, con tutta la Chiesa siamo impegnati intorno al tema: «Per un Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione»: tre pilastri. Sono previste tre fasi, che si svolgeranno tra ottobre 2021 e ottobre 2023.

Il Cammino inizierà con il biennio dell’ascolto, ovvero con una fase narrativa che raccoglierà in un primo anno i racconti, i desideri, le sofferenze e le risorse di tutti coloro che vorranno intervenire, sulla base delle domande preparate dal Sinodo dei Vescovi su “partecipazione, comunione e missione”; nell’anno seguente si concentrerà invece su alcune priorità pastorali, per approfondirle. Si propone un coinvolgimento il più ampio possibile, cercando di interessare non solo i praticanti, ma anche coloro che si sentono ai margini o al di fuori dell’esperienza ecclesiale.

 Seguirà una fase sapienziale, nella quale l’intero Popolo di Dio, con il supporto dei teologi e dei pastori, leggerà in profondità quanto sarà emerso nelle consultazioni capillari (2023- 2024).

Un momento assembleare nel 2025, da definire, cercherà di assumere alcuni orientamenti profetici e coraggiosi, da riconsegnare alle Chiese nella seconda metà del decennio.

Questo itinerario, fortemente voluto da Papa Francesco, è stato pensato come dinamismo di ascolto reciproco, condotto a tutti i livelli di Chiesa, coinvolgendo tutto il popolo di Dio. Il Vescovo ed i preti devono ascoltarsi, i preti devono ascoltarsi, i religiosi devono ascoltarsi, i laici devono ascoltarsi. E poi, inter-ascoltarsi tutti. Ascoltarsi; parlarsi e ascoltarsi.

Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare «è più che sentire». È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Vescovo, preti, diaconi, religiosi, religiose e fedeli laici: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo «Spirito della verità» (Gv 14, 17), per conoscere ciò che Egli «dice alle Chiese» (Ap 2, 7), così come troviamo nel libro dell’Apocalisse.

Non si tratta di raccogliere opinioni o di fare un’inchiesta, ma di imparare ad ascoltarci a vicenda, evitando risposte artificiali e superficiali.

Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione.

        Avere orecchi, ascoltare, è il primo impegno. Si tratta di sentire la voce di Dio, cogliere la sua presenza, intercettare il suo passaggio e soffio di vita.

Il tema della sinodalità non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o strumentalizzare nei nostri incontri.

La sinodalità esprime la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione.

Come ci raccontano gli Atti degli Apostoli, la Parola di Dio cammina con noi. Tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa.

Lo Spirito Santo, è il regista di questa storia in cui tutti siamo protagonisti inquieti, mai fermi.

 Se non ci sarà lo Spirito, sarà un parlamento diocesano, ma non un Sinodo.

La Parola ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una “convention”, una convention ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito.

Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio.

Il Signore ci chiama, a liberarci dai nostri modelli pastorali ripetitivi, a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci.

I pastori camminano con il popolo: a volte davanti, a volte in mezzo, a volte dietro. Il buon pastore deve muoversi così: davanti per guidare, per indicare la strada, in mezzo per incoraggiare e non dimenticare l’odore del gregge, e dietro per aiutare coloro che rimangono un po’ indietro, per trovare nuove vie per il cammino, o per ritrovare la strada smarrita.

Tutti devono poter partecipare e sentirsi accolti. Non si tratta di un privilegio – essere popolo di Dio –, ma di un dono che qualcuno riceve per tutti, il dono è per donarlo.

Il Santo Padre, parlando alla diocesi di Roma qualche mese fa, diceva: “Se la parrocchia è la casa di tutti nel quartiere, non un club esclusivo, mi raccomando: lasciate aperte porte e finestre, non vi limitate a prendere in considerazione solo chi frequenta o la pensa come voi – che saranno il 3, 4 o 5%, non di più.

Permettete a tutti di entrare… Permettete a voi stessi di andare incontro e lasciarsi interrogare, che le loro domande siano le vostre domande, permettete di camminare insieme: lo Spirito vi condurrà, abbiate fiducia nello Spirito. Non abbiate paura di entrare in dialogo e lasciatevi sconvolgere dal dialogo: è il dialogo della salvezza”.

Continua il Santo Padre: Desideroincoraggiarvi a prendere sul serio questo processo sinodale e dirvi che lo Spirito Santo ha bisogno di voi. E questo è vero: lo Spirito Santo ha bisogno di noi. Ascoltatelo ascoltandovi. Non lasciate fuori o indietro nessuno. Farà bene alla Diocesi e a tutta la Chiesa, che non si rafforza solo riformando le strutture – questo è il grande inganno! –, dando istruzioni, offrendo ritiri e conferenze, o a forza di direttive e programmi – questo è buono, ma come parte di altro – ma se riscoprirà di essere popolo che vuole camminare insieme, tra di noi e con l’umanità.”

In questa terza domenica del mese missionario, ci viene presentata una pagina significativa del vangelo di Marco, incentrata sul tema della diaconia e del servizio.

I figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni presentano una domanda a Gesù, che suscita la gelosia degli altri. Questo ci fa capire che tutto il gruppo degli apostoli ha bisogno di un chiarimento da parte del maestro, perché sono su una pista sbagliata. Devono acquisire una mentalità nuova.

Qual è la richiesta dei due fratelli: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

E’ la ricerca dei primi posti, dei luoghi di potere, del successo. E’ una ricerca che sempre è stata alla moda ai tempi di Gesù, ma anche ai nostri tempi, cioè, di essere sopra gli altri, di apparire più degli altri, di avere più spazio, più onore, più diritti, più privilegi degli altri.

E’ una tentazione umana comune, ma va in una direzione contraria a quello che è il cammino dei veri discepoli. E Gesù dice: cosa succede in questo mondo? cosa fanno i capi delle nazioni? “Voi sapete che essi dominano e opprimono il popolo. “Tra voi però non è così”.

Non può essere questa la dinamica della comunità dei discepoli e della Chiesa. La Chiesa esiste per essere a sevizio dell’uomo, a servizio dell’umanità.

Gesù stesso dice: “Io sono venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita”. Il massimo del servizio è dare la vita. “Chi vuole essere grande tra voi, sarà schiavo di tutti, e servo di tutti”.

Ci sono, quindi, due vie:

quella del mondo che segue la logica del dominio, ed è mossa dall’ambizione, dall’arrivismo, dai privilegi, dagli onori, dalla ricerca dei primi posti, e dalla sete di carriera;

e la via di Gesù, con l’icona del servo, della diaconia,  del dono di sé.  Gesù ribalta le prospettive: non capi, ma ministri, servi. Così si diventa grandi: cioè si realizza pienamente la propria umanità. Chi dona la vita, chi serve i fratelli è veramente grande. E’ questa la strada da seguire, è questa la vera grandezza!

Cari fratelli e sorelle, la vita ecclesiale, come anche la nostra personale esperienza, comporta momenti di entusiasmo e momenti di rilassatezza; con l’auspicio che possiamo essere pellegrini innamorati del Vangelo, aperti alle sorprese dello Spirito Santo, iniziamo, con gioia, entusiasmo e santi propositi il nuovo cammino sinodale!

Il documento preparatorio del Sinodo si conclude con le parole di Papa Francesco che ricordano che lo scopo del Sinodo, non è quello di produrre documenti, ma far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, suscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle e mani”.

 Carissimi, presbiteri, diaconi, religiosi e fedeli laici, con la guida dello Spirito Santo, grande protagonista della vita della Chiesa, riscopriamo la bellezza di “camminare insieme”, non perdiamo le occasioni di grazia dell’incontro, dell’ascolto reciproco e del discernimento per rinnovare la nostra Diocesi, per darle nuovo slancio e improntarla in uno stile sinodale e missionario. Con l’aiuto del Signore, e l’intercessione della Beata Vergine Maria, di Sant’Andrea, e di Sant’Adiutore, nostri patroni, a tutti auguro un buon cammino insieme!

dall'omelia di S.E. Mons. Arc. Orazio Soricelli della Messa di apertura diocesana del Sinodo 2020-2023, celebrata nella Basilica Cattedrale di Amalfi il 17 ottobre 2021          

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